In un momento come quello attuale, caratterizzato da crisi economiche, sanitarie e, nel periodo più recente, da difficili rapporti internazionali, il problema dell’educazione nell’Unione Europea assume un ruolo fondamentale.
La popolazione dell’Unione sta invecchiando sempre più. Oltre ad un importante calo delle nascite in molti paesi, numerosi giovani “cervelli” decidono di fuggire in America o addirittura in Estremo Oriente, attratti da accattivanti prospettive di vita e lavoro.
Una speranza sembrava essere data da una crescita demografica che negli ultimi venti anni ha portato la popolazione dell’Unione da 429 a 447 mln di abitanti. Ma anche questa si è però rivelata illusoria in quanto provocata solamente dagli eventi migratori che hanno visto diventare il Vecchio Continente la “Terra Promessa” per moltissima povera gente proveniente dal vicino Oriente e dal nord Africa.
Una speranza sembrava essere data da una crescita demografica che negli ultimi venti anni ha portato la popolazione dell’Unione da 429 a 447 mln di abitanti. Ma anche questa si è però rivelata illusoria in quanto provocata solamente dagli eventi migratori che hanno visto diventare il Vecchio Continente la “Terra Promessa” per moltissima povera gente proveniente dal vicino Oriente e dal nord Africa.
Alla luce di questi fatti, come garantire un alto livello di educazione e formazione professionale che possa essere sufficiente per gestire e far prosperare la ben oliata “macchina Europa”? Alcuni vorrebbero la creazione di un sistema educativo unico, ma sarebbe davvero la soluzione più adatta?
Nonostante quella Europea sia un forte comunità, ancora oggi vi sono grandi squilibri educativi derivanti da una forte differenza culturale ed economica dei diversi paesi. Per questo motivo l’Unione Europea ha attuato numerosi progetti aventi l’obiettivo di migliorare la comunicazione tra i paesi membri e, di conseguenza, comprendere appieno la natura delle difficoltà che ancora oggi impediscono a più di uno studente su dieci di portare a termine i propri studi.
In Europa dal 1980 esiste “Eurydice”, una rete istituzionale che raccoglie, aggiorna, analizza e diffonde informazioni sulle politiche, la struttura e l’organizzazione dei sistemi educativi europei.
Il sistema ad oggi utilizzato in Europa per l’indicazione dei livelli di educazione è quello ISCED (International Standard Classification of Education), uno standard creato dall’ UNESCO e adottato dall’UE nel 1997.
Dal 2014 il numero dei livelli ISCED è passato da sei a otto (0 – 7) che vanno da “educazione e cura della prima infanzia” a “Master o livello equivalente”.
L’utilizzo di questo sistema ha permesso di individuare i tre principali modelli di istruzione primaria e secondaria.

Se prendiamo in considerazione paesi come l’Italia o la Francia osserviamo un sistema ampiamente diversificato che, al completamento del livello d’istruzione primaria, prevede molteplici percorsi differenziati per il conseguimento del livelli d’istruzione secondaria (c.d. “Curricolo compendi base” ISCED 2).
Diversamente, in alcuni dei paesi che si ritiene abbiano un miglior sistema educativo, come ad esempio la Danimarca e la Norvegia, non è previsto un modulo d’istruzione diversificato e non vi sono transizioni rilevanti per quanto riguarda il passaggio dal livello d’istruzione primario a quello secondario. (c.d. “Struttura Unica” ISCED 1 + ISCED 2)
In contrapposizione con queste due principali strutture ve ne è una terza, vigente in paesi come la Germania e l’Austria. Il loro sistema educativo, infatti, prevede l’adozione di un complesso di conoscenze comuni di base ed il passaggio diretto dal livello primario a quello secondario; anche in questo caso vi è l’adozione di un curricolo composto da conoscenze generali che dovranno necessariamente essere acquisite al termine del percorso. (c.d. “Percorsi/settori differenziati ISCED 2”)
Nonostante le differenze di percorso, sembra però che non vi siano sostanziali differenze nella preparazione degli studenti europei e si può giungere ad affermare che non esista un sistema migliore rispetto agli altri poiché paesi diversi, con economie e situazioni sociali diverse, hanno portato allo sviluppo di sistemi differenziati che assolvono bene il loro compito. Dunque, condividere la tesi che vorrebbe la creazione di un sistema educativo unico potrebbe rivelarsi non solo superflua ma addirittura controproducente.
Articolo a cura di Gabriele Azzarello, LED x la Conferenza sul Futuro dell’Europa
