
La Crimea, storico luogo di incontro di culture, e paesaggio di numerosi conflitti lungo il corso della storia, conserva anche tra le sue radici la custodia della tradizione tatara. La popolazione tatara è figlia dell’eterogeneneità di etnie che ha sempre contraddistinto la penisola, ma il popolo assunse le caratteristiche di gruppo etnico definito negli anni di indipendenza del Khanato di Crimea tra il 1441 e il 1783, fino a quando la penisola passò sotto il controllo della Russia e della sua celeberrima imperatrice Caterina II la Grande.
La lingua parlata, il tataro di Crimea, così come la religione professata, quella islamica, evidenziano la grande influenza esercitata dal mondo turco-ottomano su questa cultura.
Durante gli anni sotto il dominio russo, che i Tatari chiamano il “secolo nero”, la storia di questo popolo fu caratterizzata da una continua diaspora e avversioni da parte della politica russa, constringendoli anche combattere guerre non loro, prime fra tutte le Guerre di Crimea proprio contro l’impero Ottomano.
Dopo la nascita dell’URSS I Tatari riuscirono ad ottenere riconoscimenti e indipendenza basati sul principio di auto-determinazione dei popoli che era stato sostenuto dai bolscevichi stessi, inizialmente come Stato autonomo vero e proprio, ma ben presto solo come popolazione autonoma all’interno di una delle Repubbliche socialiste.
La repressione nei loro confronti riprese però ancora più violentemente con l’istituzione delle Grandi Purghe negli anni della dittatura stalinista, conoscendo torture, deportazioni di massa, uccisioni e russificazioni forzate della loro cultura. Inoltre, a partire dal 1944, a causa della loro collaborazione con il regime nazista di Hitler, alla ricerca di supporto nei loro movimenti indipendentisti,cominciò il periodo di deportazione dei Tatari in Asia Centrale come popolazione in esilio, non conoscendo il diritto a ritornarci fino al 1989.
I Tatari, non sono solo parte di una storia passata, ma tuttoggi rappresentato un elemento fondamentale nella cultura della penisola crimea, e meritano rilevanza nel mondo internazionale. Poco più di 200.000 individui abitano oggi la penisola e consistono nel 12% della sua popolazione. Con l’indipendenza dell’Ucraina dell’Unione Sovietica, nel 1991, i Tatari sperarono nel riconoscimento della loro autonomia, ma conobbero invece ulteriori ingiustizie e problemi di emarginazione e discriminazione sociale da parte degli Ucraini prima, e, dopo il 2014, dei Russi.
Ad oggi i Tatari mantengono i loro tre seggi all’interno del parlamento ucraino, e sostengono la posizione del paese nel conflitto contro la Russia, ma sono una popolazione quasi dimenticata.
Considerati “stranieri nella propria terra”, essi necessitano dell’intervento della comunità internazionale per il riconoscimento e la salvaguardia dei loro diritti.
Articolo a cura di Livia di Carpegna Gabrielli Falconieri
